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Napoli, il metrò e la guerra


"Non dimenticherò né la via Toledo né tutti gli altri quartieri di Napoli; ai miei occhi è, senza nessun paragone, la città più bella dell'universo" (Stendhal)


A Napoli, il 3 ottobre 1839, entrava in funzione la prima ferrovia d'Italia, uno dei tanti primati che la citta' detiene in campo ferroviario.

Il Capoluogo partenopeo e' collegato con la Capitale da ben tre linee ferroviarie.
In ordine di tempo, la prima, in funzione gia' dalla fine del 19esimo secolo, e' quella via Caserta- Cassino; la terza e' la linea Alta Velocita', in esercizio da dicembre 2005. Per lunghi tratti queste due linee si sviluppano quasi parallelamente e si intersecano in tre punti (Frosinone, Cassino e Caserta).
Iniziarono nei primi anni del 1900 i lavori per la costruzione della linea "Direttissima",
Napoli-Roma via Villa Literno, Formia, Latina; sospesi durante la I° guerra mondiale, furono completati il 28 ottobre 1927.
Per il tratto finale verso Napoli, furono proposte due soluzioni:
1) Aggiramento a nord della citta', via Aversa, e ingresso diretto in Stazione Centrale
2) Ingresso da ovest, via Pozzuoli; dalla stazione Campi Flegrei attraversamento della citta' in sotterranea.
Entrambe le soluzioni furono realizzate con precedenza al tratto via Pozzuoli-Campi Flegrei-Mergellina che entro' in funzione il 20 settembre 1925.
L'altro itinerario fu completato contestualmente all'apertura della "Direttissima".
La linea era inizialmente elettrificata in corrente continua (650 volt)con alimentazione da terza rotaia; nel 1930 iniziarono i lavori di elettrificazione a 3000 V del nodo di Napoli Centrale che, nel giro di qualche anno, si estesero a tutta la tratta.

Per la realizzazione della stazione Napoli Centrale, in trincea, furono necessari imponenti lavori di scavo; agli inizi negli anni '60 il monumentale edificio fu abbattuto, i binari coperti e la nuova stazione (un anonimo edificio in cemento armato) venne arretrata di un centinaio di metri liberando un ampio spazio, l' attuale Piazza Garibaldi.

Due immagini, esterno ed interno, della splendida stazione Centrale di Napoli di una volta



A Napoli la prima metropolitana d'Italia




Il tratto passante Gianturco-Campi Flegrei viene definito "prima metropolitana d'Italia".
Ma e' impreciso.
A Napoli -seconda al mondo, dopo Londra- i treni vanno sottoterra dal 1889, anno in cui entro' in funzione la ferrovia "Cumana", una linea urbana sotterranea che, partendo dal cuore della citta', Montecalvario, raggiunge Bagnoli, Pozzuoli e Cuma.
La "Cumana" e' tuttora in esercizio e, insieme alla "gemella" Circumflegrea, quest'ultima dal 1962, svolge un ruolo essenziale per la mobilita' dell'area occidentale di Napoli.

Ecco cosa scriveva un giornale dell'epoca all'indomani dell'apertura della "Cumana":

Alle 6 del pomeriggio, il fischio della vaporiera echeggiò sotto la collina di Sant’Elmo e di Posillipo,con l’apertura del primo tratto della nuova ferrovia Napoli-Pozzuoli-Cuma. L’apertura di questa linea convertirà Pozzuoli e le isole di Ischia e Procida in altrettanti rioni di Napoli. il commercio e leindustrie se ne avvantaggeranno oltre ogni credere. Il punto di partenza di questa ferrovia è nel cuore di Napoli, al largo Montesanto. Ivi sorge uno svelto ed elegante fabbricato ad uso di stazione, opera dell’ing. Antonio Liotta. La ristrettezza dello spazio ha obbligato a costruire parte dei binari, necessari al servizio di una stazione, in galleria. Oltrepassata la collina di S. Elmo, si esce sul Corso Vittorio Emanuele in prossimità delle Quattro Stagioni. Ivi è la prima fermata, con un percorso all’aperto di circa trecento metri, indi si ritorna in galleria, per attraversare la collina di Posillipo con un traforo di 1.050 metri in tufo. Usciti dalla galleria di Posillipo, a Fuorigrotta è la seconda fermata. La linea di seguito, fino alle Regie Cave di Scogli a Pozzuoli, non presenta particolarità alcuna in quanto a costruzione. Fra pochi mesi si pera di completare la linea fino a Torregaveta, attraversando pure il traforo della Real Cava di Scogli di Pozzuoli, costeggiando quindi il lago Lucrino ed il lago Fusaro. A Torregaveta si costruirà un porticino dove potranno approdare i vaporetti di Procida e di Ischia, così il percorso da Montesanto a Ischia potrà effettuarsi in meno di un’ora.
La lunghezza totale della linea sarà di circa venti chilometri; il tratto che ieri s’inaugurò è di novechilometri. La pendenza massima è del 15 per mille, il raggio minimo delle curve è di 250 metri
"


Quando il metrò ci salvava la vita.

Napoli e' sempre in prima linea nelle tragedie e la follia della seconda guerra mondiale, ovviamente, non risparmio' la citta'.
In quegli anni terribili alcune stazioni della linea 2 divennero anche un sicuro rifugio durante i bombardamenti; molti napoletani dobbiamo la vita al nostro "vecchio" metro'.
Nonostante siano passati tanti anni ho ancora ben in mente i disagi, le paure e le sofferenze patite durante il periodo della seconda guerra mondiale. Non sara' mai possibile dimenticare il suono delle "sirene" che in qualsiasi ora del giorno e della notte, annunciavano l'arrivo degli aerei "nemici" che avrebbero bombardato la citta'. Quel suono significava scappare e raggiungere nel piu' breve tempo possibile un rifugio, piu' o meno sicuro.
Abitavo in Vico Bongiorno, alla Sanita', nei pressi del Museo Nazionale e da li' era sufficientemente agevole raggiungere la stazione "Cavour" della sotterranea (cosi' chiamavamo il metro'), che veniva considerato il posto piu' sicuro. Con sgabelli pieghevoli in spalla scendevamo fin giu' ai binari in attesa del sospirato cessato allarme, ma non si contavano le volte che ad un cessato allarme faceva seguito nel giro di pochi minuti un nuovo attacco segnalato dalle sirene. E, allora, di nuovo giu' nel metro'. Niente luce, freddo e umido, il tempo passava chiacchierando e fumando. Dolci ai bimbi in attesa che si addormentassero. Il servizio metropolitano cessava durante i bombardamenti, per poi riprendere, piu' o meno regolarmente successivamente.



"Piazza Cavour", tanti anni fa

Un tardo pomeriggio del 1° marzo 1943 all'uscita dalla stazione trovammo un cordone di militari che ci impedi' di accedere al nostro quartiere. Molte case, tra cui la mia, erano state distrutte; per noi aumentarono i disagi ma la metropolitana ci aveva salvato la vita.