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MANILA

Là dove sei felice, sei a casa




MAH-NIL-LAH


Il mio cuore è in gran parte a Napoli e Roma, le due città in cui sono cresciuto, ma da qualche anno una piccola fetta è anche a Manila.
La prima volta nelle Filippine ad agosto 2000; un'epica traversata di 20 ore su una nave, più cargo che passeggeri, da Sandakan, Borneo malesiano, a Zamboanga e all'arrivo l'esercito schierato sulla banchina del porto a protezione dell'attracco:
c'era guerra civile, allora, a Mindanao.

A Manila, invece, la prima volta, soltanto nel 2007.


E mi bastarono poche ore per restare ammaliato dalla travolgente vitalità della Capitale dell'arcipelago, al punto che almeno una volta all'anno trovo il modo per tornarci.
Non mancano punti in comune con altre metropoli del sud-est Asia (soprattutto Bangkok, Jakarta, Saigon), ma i trecentotrentatrè anni di dominio spagnolo -dal 19 giugno 1571 quando il condottiero Miguel López de Legazpi conquistò la città, al 1898 quando subentrarono gli americani- rendono Manila (assieme alla "portoghese" Macao) unica in questa parte di pianeta.
Laddove esisteva, sulla riva sud del fiume Pasig, una piccola comunità islamica, gli spagnoli fondarono "Intramuros", una città fortificata, costituita da un dedalo di strade racchiuse da mura, allo scopo di proteggere i colonizzatori.
Al giorno d'oggi Manila -di cui Intramuros è il centro- è una delle 17 città che, senza soluzione di continuità, appartengono all'enorme area metropolitana di oltre 12 milioni di abitanti chiamata "Metro Manila".

"Quello che succede a Napoli è inconcepibile, meraviglia anche un selvaggio",
scriveva il grande scrittore partenopeo Domenico Rea.
Perfettamente adattabile anche per Manila, una città che non dorme mai: in qualsiasi momento del giorno e della notte è possibile fare e trovare tutto.
Quello che, invece, è impossibile che accada è annoiarsi..



Il traffico è una bolgia: un intreccio di veicoli di ogni tipo e dimensioni si sposta, o almeno prova a farlo, da una parte all'altra della città a tutte le ore.
L'efficienza non è la peculiarità del sistema dei trasporti di Manila, ma l'efficacia sì.
I mezzi pubblici per eccellenza sono le coloratissime Jeepneys; ne circolano una marea e il tempo d'attesa, qualunque sia la destinazione, anche di notte, raramente è superiore ad un paio di minuti.
La città è piena di tricicli ("Trike") a pedali o motore; spesso sono la soluzione più rapida per spostarsi, ma anche quella più scomoda e più dannosa ai polmoni.
Girano fiumi di taxi: un qualsiasi cittadino patentato può affittare un mezzo da una delle tante compagnie private al costo di 1500/1800 pesos per 24 ore, piu' il carburante, e cercare di guadagnare il più possibile. Ma non è per niente facile: ad esempio, nelle ore serali, per raggiungere l'aeroporto dal centro, occorrono piu' di tre ore e alla fine del viaggio il tassametro segna 520 pesos. La loro speranza è di imbattersi in qualche straniero sprovveduto da spennare o guidare 24 ore con tutto quel che ne consegue.
Mi è capitato due volte, per evitare il peggio, di dover sostituire al volante l'assonnato tassista...
L'offerta si compone anche di un servizio di taxi collettivi "UV Express" che effettuano, senza soste, percorsi stabiliti. Ma partono solo quando tutti i posti sono occupati

Sulle direttrici principali si muovono serpentoni di autobus che collegano la Capitale con qualsiasi città, piccola o grande, di Luzon (l'isola a cui appartiene Manila), ma anche, utilizzando quando occorre il traghetto, con molte grandi città a sud dell'arcipelago. Ogni compagnia autoviaria ha, nell'area di Metro Manila, decine di stazioni che nella maggior parte dei casi altro non sono che piccoli piazzali, in mezzo a case e baracche, non pavimentati, in cui arrivano e partono in continuazione i mezzi. Più compagnie, da diverse stazioni, servono le stesse destinazioni; scegliere quella ideale per il proprio viaggio è un complicato esercizio di ricerca operativa e una volta partiti si resterà sempre nel dubbio che, probabilmente, esisteva una soluzione migliore.
Gli orari sono optional, un bus parte quando è pieno. Il che avviene, in genere, in tempi rapidissimi.

Le tre linee di metropolitana -Manila Light Rail Transit System- affollatissime, si sviluppano in superficie, su enormi e orrendi viadotti che si incontrano in tre nodi. La principale è la Lrt che viaggia da nord a sud, le altre due sono chiamate Mrt 1 e Mrt 2. Spostarsi da una linea all'altra -da un viadotto all'altro- è un'avventura; il biglietto è valido solo su una linea e dunque è necessario acquistarne un altro, spesso dopo aver vinto una coda lunghissima, per prendere l'altro treno. Da un anno, finalmente, e' in funzione un nuovo sistema con un biglietto ricaricabile, utilizzabile più volte e nelle stazioni stanno comparendo le prime biglietterie automatiche.
Sulla Lrt, la carrozza anteriore e parte della banchina di ogni stazione, è ad uso esclusivo delle donne.

Esiste anche una linea ferroviaria suburbana, che si estende da nord a sud. Da viaggio della speranza quale era fino al 2009, con i passeggeri arroccati anche sui tetti delle carrozze, a servizio decente da quando gli amici giapponesi hanno finanziato la ristrutturazione della strada ferrata e donato materiale rotabile in buono stato.
A condizione che il governo ponesse fine allo scempio delle baracche ormai arrivate a pochi cm dai binari. Operazione riuscita per poco tempo: rapidamente sta tornando tutto come prima. Sugli stessi binari funziona un servizio "porta a porta" effettuato con carrelli "handmade", spinti con la forza delle braccia dai ragazzi locali. Al giungere del treno "ufficiale" il binario viene liberato per il tempo strettamente necessario al suo passaggio; il servizio riprende immediatamente dopo.





Manila è la città di quattro (!) terminal aeroportuali, tutti sconnessi tra loro,
dislocati, senza alcuna logica, intorno alle due piste. Al terminal 1 operano molte compagnie straniere; il 2 e' ad uso esclusivo di Philippines Airlines principalmente per voli domestici, ma anche per qualcuno internazionale...
Il terminal 3, il più grande, è in funzione da qualche anno e vi operano alcune compagnie straniere, Cebu Pacific (l'altra compagnia dell'arcipelago) e Philippines Airlines per altri voli internazionali.
Infine il terminal 4 è dedicato esclusivamente ai voli low cost domestici di Air Asia e Cebgo.
E stanno pensando di farne un quinto, "budget".

A piedi, di giorno, ho un itinerario che amo percorrere ogni volta che torno a Manila.
Comincia dal lungomare di Malate e termina al 'ristorante' dei miei amici nei pressi della stazione ferroviaria "Tutuban", attraversando Rizal Park, Intramuros e poi dopo il ponte sul fiume Pasig, i quartieri San Nicolas, Binondo, Tondo.
E ogni volta sembra diverso, ogni volta nuove emozioni.
Continua a stupirmi ed estasiare la vista del viadotto della Mrt 2 che termina improvvisamente sulla Recto Avenue, sarà sempre un pugno nello stomaco vedere le baracche degli "squatters" aggrappate ai canali del Pasig, perennemente ricoperti di immondizia e di topi.
Di notte, invece, il "gioco" preferito è visitare la città senza meta prefissata, saltando da una Jeep all'altra, fermandomi ogni volta che vedo qualcosa che sembra interessante. E puntualmente lo è.
Girare Manila di notte è affascinante, mi arrendo soltanto quando non mi reggo più in piedi.

I filippini, è risaputo, amano il basket e a Manila c'è un canestro professionale o improvvisato ovunque possibile. Anche al centro delle strade. Basta chiederlo, e a tutti è consentito partecipare.

A Manila un notaio lo si può trovare semplicemente in strada, con il suo ufficio sul marciapiede pubblico; patente, carta d'identità e altri documenti è possibile ottenerli falsi (!), ma assolutamente simili agli originali, in alcuni, come dire, "centri specializzati", nei pressi della stazione della metro "Doroteo Jose". Non riuscivo a crederci, ma è proprio cosi.
Costo di una patente falsa? 500 pesos.



Una figura onnipresente nelle strade di Manila è quella del Poliziotto privato. Camicia bianca o azzurra, pantalone scuro, agli ingressi delle stazioni della metropolitana, degli uffici pubblici e privati, dei centri commerciali fingono di controllare zaini e borse che puntualmente suonano al passaggio al metal detector. Quasi ogni attività commerciale, dalle farmacie ai fast food ne dispone di uno. Il suo compito, sostanzialmente, è quello di aprire e chiudere la porta. E scrivere qualcosa su un quadernone, ma non ho mai capito cosa. Sempre gentilissimi, sorridenti e pronti a dare informazioni, ma spesso sbagliate...

Manila è la città della tolleranza e della pazienza; i suoi abitanti sopportano senza lagnarsi,
il traffico, le code, l'inquinamento, la sporcizia, la povertà.
L'omofobia non fa parte del loro dna: non esiste alcuna discriminazione per l'orientamento sessuale e l'identità di genere.

Ma Manila è una città pericolosa?
E' pericolosissima. Per chi crede e desidera che lo sia.
Se, invece, si rispetta una sola regola:
"A casa degli altri lo straniero sono io",
l'unico rischio a cui si va incontro è quello di innamorarsi dei luoghi e della sua meravigliosa gente.
E a me è capitato proprio, e soltanto, questo.




IL TRENO A SPINTA



A Manila si vedono tante cose strane ed interessanti. Ad esempio sui binari della linea suburbana Tutuban-Alabang delle PNR -Philippine National Railways- viene svolto un servizio di trasporto pubblico (...) "porta a porta" collettivo, alternativo ai "banali" treni.
Carrelli artigianale con struttura metallica, attrezzati con panche in grado di trasportare fino a otto persone, vengono spinti sulle rotaie da giovani (e meno giovani) trasportatori. Ovviamente si può salire e scendere ovunque e in qualunque momento, su richiesta del passeggero. Il prezzo del passaggio è variabile e dipende oltre che dalla distanza, dall'umore del carrellistata; ad uno straniero inizialmente viene richiesta una cifra molto alta. Naturalmente trattabile.



E' un servizio comodo, rapido, efficace. E, benché suoni strano, pure sicuro. L'unico inconveniente è il passaggio, nemmeno troppo frequente in verità, dei lenti treni delle Pnr, ampiamente annunciati dal continuo suono delle trombe. Pochi istanti prima che il locomotore investa il carrello il trasportare invia i suoi passeggeri a scendere, sposta il carrello su un lato della strada ferrata, per riprendere il servizio una volta che il treno è transitato.










JEEPNEYS, "Bayad" & "Para"


E' il mezzo di trasporto pubblico più usato nell'arcipelago delle Filippine; per niente efficiente -ma maledettamente efficace- circola ovunque, seguendo un percorso stabilito
e indicato sulla parte anteriore del mezzo.
Il servizio, non solo nelle grandi città, spesso è attivo 24/24.
Originariamente i filippini trasformarono le Jeep militari lasciate dagli americani dopo la seconda guerra mondiale, in pick-up con due panche laterali nel cassone posteriore a disposizione dei passeggeri. Spariva la separazione tra la cabina guida e la parte posteriore, colori vivaci e decorazioni pittoresche abbellivano il mezzo, una copertura in metallo proteggeva i passeggeri dal sole e dalla pioggia.
Questo mezzo di trasporto riscosse grande successo e le Jeep americane non bastarono più. Iniziò allora la produzione in scala industriale di telaio e scocca, con motori giapponesi: il Paese adesso è invaso dalle Jeepneys.
Non esistono le fermate: basta un gesto della mano, l'autista accosta permettendo al passeggero di salire o scendere.
Due parole "magiche" si ascoltano a ripetizione viaggiando sulle Jeep: "Bayad" e "Para".

La prima la pronuncia il passeggero nel momento in cui decide di pagare la sua corsa: assistere a questo rito giustifica un viaggio in quel meraviglioso Paese. Ovviamente non esiste un biglietto, si paga esclusivamente cash.
"Bayad!" e l'autista, senza girare la testa, allunga una mano all'indietro aspettando i soldi, continuando a guidare con l'altra mano. Al netto della sicurezza stradale, se il mezzo e' semivuoto, tutto sommato è una procedura semplice. Ma quello che succede quando la Jeep è affollata e/o interessato da continue salite e discese è semplicemente folle.
Tre, quattro e anche più passeggeri contemporaneamente pronunciano "Bayad" e il nome della loro destinazione (perché, chiaro, la tariffa non è unica, ma dipende dalla distanza) e comincia un incredibile passamano di soldi da un passeggero ad un altro che termina nella mano protesa all'indietro dell'autista. Questo genio, perché soltanto un genio è in grado di venire a capo in una situazione del genere, mentre continua a guidare nel traffico impazzito di Manila, Cebu o Iloilo, conta i soldi, dà i resti giusti e li restituisce uno ad uno allo sconosciuto dietro di lui. A quel punto comincia un passamano inverso che, per miracolo, termina nella mani giuste. Questo intreccio di mani, soldi, gente che scende e sale può proseguire per molti minuti; in diciannove anni, ho utilizzato le "Jeepneys" centinaia di volte e mai -giuro, mai!- ho assistito ad un litigio, un malinteso, un resto sbagliato, soldi spariti. E men che mai nemmeno percepito la sensazione di un imminente furto o rapina ai danni dei viaggiatori o degli autisti.
Nemmeno di notte, nemmeno nelle buie periferie della Capitale.



"Para!" la pronuncia il passeggero nel momento in cui vuole scendere, battendo col pugno sul tetto del mezzo. L'autista frena quasi immediatamente permettendogli di scendere. Capita che un passeggero scenda ed un altro chieda di farlo soltanto dieci metri dopo e, magari tra i due ne salga un altro.
L'autista, con una pazienza senza fine, si fermerà sempre.






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