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Il "Treno del Ferro"


"Travel. As much as you can. As far as you can. As long as you can"


"Non c'e' treno che non prenderei, non importa dove sia diretto".
E ci sono treni -per chi ama i binari e tutto quello che ci passa sopra- da prendere assolutamente. Tra i tanti, "il Treno del Ferro", che collega il porto di Nouadhibou alle miniere di ferro di Zouérat, nel nord della Mauritania, attraversando il Sahara da ovest a est (e viceversa),
per oltre 600 km, lungo il confine con il Marocco.
Dicono sia "il piu' lungo, il piu' pesante e il piu' lento del mondo"; e' un convoglio di 2,5 km composto da 200 carri merci e un vagone passeggeri, trainato da almeno tre locomotori diesel.
Parte, vuoto, da Nouadhibou tutti i giorni intorno alle 14,00 impiegando dalle sedici alle diciotto ore per completare il tragitto. 
Con il carico di metallo effettua il percorso inverso, dal deserto al mare. Per viaggiare sul Treno del Ferro, dunque, bisogna raggiungere Nouadhibou. 
In aereo da Casablanca sarebbe stato "volgare", molto piu'  interessante
attraversare il Sahara da nord a sud con mezzi terrestri. 
In treno da Meknes -sosta a Rabat per il visto- a Marrakech e li', purtroppo,' termina l'efficiente
rete ferroviaria marocchina; bisogna proseguire con autoveicoli.
Una notte ad Agadir, una a El Aaiún, due a Dakhla, attraversero' il confine Marocco (Sahara occidentale)-Mauritania il pomeriggio del 31 dicembre 2014.
Dopo pochi km la piacevole sorpresa, ad un passaggio a livello, di incrociare il "Treno del Ferro", da poco partito in direzione Zouérat. 
L'emozione e' grande, tra due giorni a bordo ci saro' anche io. Nouadhibou non e' citta' per turisti "all-inclusive con braccialetto"; percio' piu' interessante.
Salutato l'anno nuovo senza countdown, ma con ostriche e champagne (!), la mattina successiva e' dedicata alla visita del porto che, da solo, varrebbe un viaggio.

Alle 13,30 del 2 gennaio 2015 sono in stazione, con pochi altri viaggiatori; con me, unici stranieri, una giovane coppia lui finlandese, lei ceca. Paga il biglietto solo chi desidera viaggiare nell' unica carrozza passeggeri situata in coda; il passaggio e' invece gratuito per chi sceglie di prendere posto in uno dei carri merci che, verso Zouérat, viaggiano vuoti.
Scendero' a Choum, due terzi circa del percorso, per proseguire verso Atar e la Capitale Nouakchott in auto.
In attesa del treno, l'accesso ai binari e' interdetto; vani i miei tentativi di socializzare con poliziotti e ferrovieri, l'idea di  prendere posto accanto ai macchinisti, stavolta, devo subito accantonarla.
Ma del resto su un locomotore ho viaggiato in Italia, Egitto, Cuba, Thailandia, Vietnam, Pakistan, Filippine, Indonesia. In un carro merci, mai. 
E' l'ora di farlo.



Finalmente si aprono i varchi e il convoglio partito pochi minuti prima dal porto sta per entrare in stazione. Mentre scelgo quale sara' il carro che mi ospitera' (sono tutti uguali...), si avvicina un poliziotto di scorta al treno e invita me e i due ragazzi a salire nello stesso carro sul quale prendera' posto anche lui.
Viaggeremo scortati. Lungo al punto di non vedere la testa, il gigante di ferro, alle 14,35, si mette in moto. Il panorama apparentemente monotono, mi affascina.
Vento, fotografie, quattro chiacchere con i compagni di carro. 

"A che ora arriviamo a Choum?"
-chiediamo al poliziotto-
"Tra le 24,00 e le 02,00"...

Ancora vento, foto, chiacchiere; riconosco il passaggio a livello di due giorni prima,
ma stavolta sono dal lato giusto. 
Ben presto giunge l'ora di preparare il giaciglio per trovare riparo dall'ampia escursione termica del Sahara. 
I ragazzi in tenda, io in un massiccio sacco a pelo.
Avvolto in una coperta il poliziotto, ma solo dopo il tramonto. Il procedere del treno e' segnato dal classico sferragliamento rotaia/binario, tutt'altro che fastidioso, che mi accompagna nella lettura di "Cara Italia"' di Enzo Biagi. 
Di tanto in tanto, le brevi soste "in the middle of nowhere" ci regalano l'opportunità di mettere la testa fuori dal carro, impossibile - per la sabbia e il vento- durante la marcia. 
Ad una delle soste, incroceremo il treno che viaggia nel verso opposto, con i carri colmi di polvere di ferro.
E' lungo,  lunghissimo.
Saturerò la memory card della fotocamera, nel tentativo di riprenderlo...
Poi cala il buio e arriva il freddo. Un freddo esagerato: indosso tutto quello che ho in valigia
per resistere. Dormo ad intervalli irregolari; ad ogni risveglio sembra averlo fatto per ore
e invece sono trascorsi soltanto pochi minuti.

E' tutto nero, ma ci illumina la luna.

Alle 23,00 inizio a sperare che manchi un'ora, ma meglio essere pessimisti e mettere in conto che ne mancano tre. Il tempo scorre lentamente, ho la sabbia dappertutto.
Finalmente, intorno all'1,30, il poliziotto urla: 
"Hey guys, here we are!" 
e ci scaraventa fuori dal carro, in mezzo al nulla.
Avrei pagato oro per un Ibis o... una "casa particular",  ma niente. Deserto. 
"And now?". 
Pochi istanti e ci raccoglie un pick-up della polizia che ci accompagnera' in una specie di autostazione in attesa di un mezzo per Atar. 
E comincerà un'altra avventura.
Il viaggio sul "Treno del Ferro", invece, era finito:
un'esperienza tanto devastante, quanto esaltante.
"Lo rifaresti?"
Non so, non credo.
Ma se non l'avessi fatto adesso starei pensando a quando partire per Nouadhibou.

Sono stato in Mauritania a dicembre 2014/gennaio 2015