YOUTUBESCRIVIMIHOME
Crains qu' un jour... ...un train... ...ne t'émeauve plus Toledo, linea 1 metropolitana di Napoli

Napoli-Portici, la prima ferrovia d'Italia


"I nove minuti che fecero la storia"

Non solca solo campi, ma anche giardini e ville deliziosissime di ricchi signori, sparse in quei luoghi ameni, per cui diventa assai piu' ridente il cammino: ne' forse a un viaggiatore e' dato di trascorrere piaggie piu' gioconde e svariate di queste, aventi il mare da un lato coll'aspetto della popolosa
Napoli che s'incurva sulla marina a destra e termina nel mare col basso capo di Posillipo, mentre dirimpetto cingono altra parte del golfo le coste della penisola sorrentina e la scogliosa isoletta di Capri"

I nove minuti che fecero la storia, nella descrizione di un giornale dell'epoca




L'eco della straordinaria invenzione di Stephenson arrivo' anche in Italia e il Re Ferdinando II di Borbone, che sosteneva di amare il progresso, non seppe resistere alla tentazione di vedere,
anche nel suo regno -Il Regno delle due Sicilie- correre il treno:
"un mostro nero di ferro che si alimenta di carbone e sputa fumo",
lo descriveva chi lo aveva visto, o, forse, soltanto immaginato.

L'iniziativa parti' dall'ingegnere francese francese Armand Bayard de la Vingtrie che riusci'
a convincere il Re evidenziando il vantaggio che questo mezzo avrebbe portato per spostare rapidamente le truppe e, soprattutto, la maggiore facilita' per trasportare le ricchezze minerarie dai giacimenti in citta'. Qualcuno insinuò che la vera motivazione che convinse il Sovrano fu che con il treno egli avrebbe raggiunto più facilmente le sue residenze di campagna, ma tant'è: "ben venga risultato giusto con procedimento sbagliato"...



Nel 1836 fu sancita la convenzione mediante un decreto in ventitré articoli in cui, tra l'altro,
si autorizzava il Bayard "a costruire a sue spese, rischi e pericoli, una Strada di ferro da Napoli
a Nocera, con un ramo per Castellammare e con la facoltà di prolungarlo verso Salerno ed Avellino.
Il 27 marzo 1838 fu presentato il progetto particolareggiato per la linea fino a Portici di 7.406 metri, di cui 3.800 in rettilineo, fino alla prima stazione "Granatello". Nonostante i problemi tecnici i lavori furono eseguiti celermente ed il 3 ottobre 1839, dopo due rinvii, in una splendida giornata di sole,
la Napoli-Portici fu inaugurata.
Nei giorni immediatamente precedenti le mura di Napoli furono tappezzate di manifesti
che annunciavano l'evento e alcuni fortunati ricevettero direttamente a casa l'elegantissimo biglietto d'invito stampati -a spesa del Bayard- dalla Stamperia Reale.
Alle 10 del mattino di quel 3 ottobre 1839 da Napoli partiva il primo treno, un convoglio composto da una locomotiva "Bayard" (evidentemente dal nome dell'ingegnere che l'aveva costruita), ribattezzata "Vesuvio" (evidente anche questo...), e da nove carrozze;
nove minuti e mezzo il tempo necessario per percorrere il tragitto tra una folla festante.
Non essendo ancora completata la stazione di Napoli, il Re delle Due Sicilie, Ferdinando II,
aspettò il treno presso la Villa Carrione a Granatello sotto un grandioso padiglione
ornato di arazzi e velluti.

Il successo di questo nuovo, innovativo mezzo di trasporto, fu immediato; si legge che nei primi quaranta giorni, pare abbiano viaggiato 85.000 persone.
Nell'estate del 1840 furono raggiunte Resina e Torre del Greco e, due anni dopo si inaugurava la strada ferrata per Castellammare di Stabia e nel 1844 attraverso Pagani, Scafati ed Angri, si giungeva a Nocera.

Contestualmente, nel 1841, iniziavano ad operare le officine di Pietrarsa -che oggi sono la sede del più importante Museo Ferroviario d'Italia- per la fabbricazione di locomotive e vetture.