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INTER RAIL


"Non c’è treno che non prenderei, non importa dove sia diretto"


Un mese in treno, notti sulle panchine delle stazioni e lo zaino per cuscino in attesa del primo regionale delle 4,06;
il panino di "plastica" del fast food in attesa della coincidenza; il contatto continuo con la gente, sapersi adattare, cambia -in meglio- la vita.

L' Inter-Rail apre la mente e allarga gli orizzonti della propria coscienza,
si provano emozioni forti che accendono immaginazione e fantasia. 


Adesso non e' piu' come anni fa, "ai miei tempi" (!) non esistevano le compagnie low cost e viaggiare in aereo era cosa per pochi eletti.
Con Ryan Air & Co. lo stesso itinerario lo si puo' effettuare volando, ma non e' la stessa cosa.
L'Europa non era unita, per arrivare ad Amsterdam dall'Italia bisognava attraversare almeno tre frontiere ed "affrontare" doganieri con umore diverso. Nella maggior parte dei casi tolleranti, ma di tanto in tanto si incrociava un belga o un danese con la voglia di perdere tempo che alle tre di notte apriva con violenza lo scompartimento, accendeva la lucina e con tono deciso svegliava i viaggiatori: "Passport!". Metteva a soqquadro le valigie e se ne andava carico di insulti in tutti i dialetti europei.
Per qualcuno il il treno era spesso anche l'albergo: di giorno in giro per la città e la notte in viaggio.
Si torna a casa fisicamente a pezzi, ma con il morale a mille.

Un Inter Rail almeno bisogna farlo nella vita. E io ne ho fatti tre!






Il primo Inter-Rail non si scorda mai.

In realtà nemmeno gli altri due, ma come ogni "prima volta" i ricordi legati a quel viaggio sono particolari. E poi era l'estate del primo scudetto del Napoli e avevo portato con me tre t-shirts identiche che riproducevevano l'edizione straordinaria del Mattino:
"E' scudetto, Napoli una città in festa"
in modo da poterne indossare sempre una pulita per almeno quattro ore al giorno...

Partenza il pomeriggio dell'8 agosto dalla stazione (vecchia) di Pescara: "quando parti, parte", lo slogan delle Ferrovie dello stato che da poco avevano istituito i "cadenzati".
Christian ed io sull'espresso "estivo" Pescara-München e arrivo nella Capitale della Baviera la mattina successiva. Subito visita al Deutsches Museum e la "scoperta" della Weißbier, all'Hofbräuhaus, l'unica birra che mi piace. In auto a Pfarrkirchen ospiti di Hans e poi una notte in treno da Regensburg ad Amburgo ("Hannover hauptbahnhof, Hannover hauptbahnhof"...) in tempo per assistere all'amichevole Amburgo-Napoli e vedere dal vivo il primo goal di Careca. Perdemmo 3-2, ma fu comunque festa grande sugli spalti assieme a tanti napoletani.
Dopo la partita subito direzione Scandinavia: un treno per Copenaghen, pieno all' inverosimile, ma con le ultime due carrozze -limitate a Puttgarden- semi-vuote ed e' li' che prendemmo posto. Poi in un modo o nell'altro riuscimmo ad imbarcarci sul traghetto ferroviario che ci condusse a Rodby, dove trovammo pronto un "regionale" per Stoccolma sul quale salimmo senza esitazione.. Un'emozione indescrivibile il transito, all'alba, sullo Storstrømsbroen, ma ancora più emozionante vedere la nostra carrozza riempirsi, stazione dopo stazione, di tante scandinave disponibili a socializzare.

Un giorno e mezzo a Stoccolma e poi un'altra notte in treno, verso ovest, destinazione Oslo ("over Vasteras, Orebro": il cartello ce l'ho ancora...). Parcheggiato lo zaino in stazione, macinammo km, in giro per la Capitale norvegese. Notte seguente, di nuovo in treno, meta Trondheim. Il solito giro senza meta e ci ritrovammo in un porto da cui stava salpando un traghetto. Saltammo su, senza avere la minima idea di quale fosse la destinazione. Ma cosa importava? E la fortuna aiuta gli audaci: non ricordo il nome delle due conosciute su quella nave, ma tutto il resto, sì.
Il giorno successivo ancora più a nord: Bodø (nome a me familiare perché la squadra di pallone locale aveva incrociati il Napoli in un sedicesimo di Coppa delle Coppe negli anni settanta: e contro di loro vincemmo facile) e traghetto per Moskenes, Isole Lofoten. E, finalmente, ci concedemmo tre giorni di riposo assoluto.
Ripresa la marcia, in bus, traghetti e autostop raggiungemmo Narvik, città della stazione ferroviaria più a nord della Norvegia. Un' altra indimenticabile notte (quasi senza buio) e poi cominciammo la discesa. Prima in Svezia, a Lulea, e poi in Finlandia, in due tappe fino ad Helsinki.
Silja line per Stoccolma (...un'esperienza "devastante") e la pazzia di 24 ore di treno senza sosta con il "Viking Express" per Parigi.
Un paio di giorni nella Capitale francese e "volo" in TGV fino a Lione: il primo Inter-Rail volgeva al termine. Una breve sosta a Torino per una fiera/mostra di elettronica, un' altra a Livorno per vedere il Napoli vincere in Coppa Italia e rientro a casa via Roma.

Dormivo, in treno, a Roma. E il treno, dopo la breve sosta ad Ostiense, aveva già ripreso la sua marcia verso sud, senza fermate, fino a Napoli; ma io dovevo scendere nella Capitale, per andare a Pescara. Approfittando di un rallentamento aprii la porta e mi lanciai. "Tu sei un pazzo...". In quel tratto la ferrovia si sviluppa in trincea, era ancora buio, e non riuscivo a capire dove mi trovassi. Ma i treni continuavano a passare ed io mi riparavo tra i pilastri di unviadotto (quello di Via Beccarini). Finalmente la luce, la stazione "Tuscolana" era poche centinaia di metri dvant a me. Colazione a piazza Ragusa e a mezzogiorno ero già in spiaggia a Montesilvano.

Il primo InterRail era terminato, ma le emozioni di quel viaggio sono scolpite indelebilmente nella mia mente.