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HAITI

Un pezzo d'Africa nei Caraibi




L'INFERNO DI PORT-au-PRINCE


Ho scoperto Haiti a luglio 2015, qualche secolo dopo che Colombo, con la sua "Santa Maria", sbarcò sull'isola -5 dicembre del 1492- rivendicandola prontamente in favore della Spagna, Riducendo così -col permesso di Dio- in miseria e schiavitù la popolazione indigena dei Taino, in breve tempo decimata.
Per sopperire alla carenza di manodopera, gli spagnoli cominciarono a deportare schiavi africani, impiegati soprattutto nella ricerca dell'oro; attualmente il 90% dei circa 10 milioni di haitiani è di origine africana.
Haiti è il paese più povero dell'intero emisfero settentrionale e tra i più poveri in assoluto.


E se nei primi anni di questo secolo l'economia stava lentamente progredendo ci ha pensato un terremoto catastrofico, con epicentro a pochi km a sud ovest di Port-au-Prince, il 12 gennaio 2010, a riportarlo indietro.
Non si conosce nemmeno la cifra esatta dei morti di quell'evento, dicono sia compresa tra 220 e 320 mila; distrutti tutti gli ospedali della capitale e molti dei palazzi governativi. Oltre un milione di persone perse casa e il poco che possedeva.
Nella seconda città più colpita dal sisma, Jacmel, un intero edificio scolastico collassò su centinaia di studenti, genitori, insegnanti che stavano partecipando ad una manifestazione. Mi hanno raccontato che in città si pratrasse a lungo l'odore nauseabondo dei cadaveri sotto le macerie non ancora rimosse. E non sono mancate leggende, annunciate durante i loro riti voodoo, di persone che sarebbero sopravvissute mesi sepolte vive.
Gran parte dei fondi stanziati per Haiti, sono in realtà serviti per finanziare il "business degli aiuti" più che realmente aiutare la popolazione e sviluppare economia.
Durante la mia permanenza ricordo i pochi hotel di lusso della città gonfi di "missionari" e "funzionari" di organizzazioni occidentali che, certo, qualcosa facevano per gli haitiani, ma soprattutto per loro e per chi li aveva mandati.



Due settimane a Cap-Haïtien prima di raggiungere Port-au-Prince, via Gonaïves, trovando posto su un autobus di studenti di giurisprudenza che rientravano a casa. Non so adesso, ma cinque anni fa l'ingresso in città era un pugno nello stomaco, con i tassisti aggressivi che ai bianchi sparavano cifre esagerate. Non so se con qualcuno l'avranno spuntata, con me certamente no e raggiunsi Petionville, il quartiere residenziale, in "Tap-Tap", il loro mezzo di trasporto pubblico, con pochi spiccioli. Spropositati i prezzi degli alberghi, tutti presidiati da guardie armate.
Girare per la città allo stesso tempo mi affascinò e angosciò, per quello che vidi, per quello che sentii. Gente arrabbiata, cattiva, disillusa che ce l'aveva, a ragione, a morte con i bianchi tutti ricchi per definizione.
"Hey blanc, gimme money!"
Le poche volte che riuscii ad intavolare una conversazione, immancabilmente, la terza o quarta domanda era:
"Which business are you doing here, blanc? Are you getting big money?"

Port-au-Prince è stata una delle poche città, nelle quale non ho avuto il coraggio di uscire da solo di notte.





IL MISTERO DEL DOLLARO DI HAITI


Ad Haiti una Coca Cola (in vetro da 1/2 litro) costa
4 "Dollari", una corsa in "Tap-Tap" ne costa 2, un piatto di spaghetti al sugo di pollo (buonissimo!), 15 dollari.
Il prezzo del biglietto in Vip bus da P-au-P a O'Cap?
140 dollari.
Apparentemente è quello che succede ovunque; basterebbe, quindi, conoscere il tasso di cambio
"Dollaro di Haiti"-"Euro" e il gioco sarebbe fatto.
E invece no, perché il dollaro di Haiti...non esiste
e non ha niente a che vedere con quello statunitense!

La valuta in corso legale nel Paese caraibico è il Gourdes (Htg) e al cambio attuale per 1 euro si ottengono circa 59 Gourdes.

"Come funziona, allora?"
Serve un passaggio aggiuntivo: 1 dollaro di Haiti equivale invariabilmente a 5 Gourdes: per gli haitiani la banconota da 100 Gourdes viene considerata "Twenty haitian dollars".
Ed è quello, ad esempio, il prezzo per un ottimo sandwich prosciutto e formaggio.
"Panino e Coca Cola?": "24 dollari".
Ma dalle tasche bisogna tirar fuori 120 Gourdes.

Nei primi due giorni avrò ripetuto decine di volte:
"Scusate, ma non sarebbe più semplice dire il prezzo in Gourde o, in alternativa, equiparare Dollaro e Gourde: una Birra Prestige costa 35 Dollari ed io vi do 35 Gourdes?"
Finché qualcuno mi ha risposto:
"No. La Prestige costa 7 dollari e tu mi dai 35 Gourdes. E se non ti sta bene puoi anche tornare a casa tua".




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